273 giorni

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Non avevo intenzione di scrivere altro, mi son sempre sembrate migliori le persone che agiscono senza poi parlarne ma poi ho pensato che certi silenzi sono per quelli che son troppo  pigri o troppo impegnati per non imparare a raccontare. Io ci voglio provare.

Questa è la somma finale dei giorni trascorsi senza la necessità di fare alcun piano, senza che fosse necessario e neppure desiderabile che all’alba sapessi già dove mi sarei trovata al tramonto. Il piacere, in fondo, sta anche nel girarsi, andarsene senza dover spiegare niente. È un esercizio mentale incredibilmente illuminante, un’esperienza liberatoria che alleggerisce lo spirito, fortifica il carattere e sviluppa una certa sicurezza nelle proprie possibilità.

Ho imparato molto sul mondo e su me stessa, praticando una forma di scomparsa che è stata un opportunità a metà tra il fare scoperte importanti e un aggirarsi casuale, a volte irresponsabile su un pianeta ignoto che mi sembrava una grande stanza.

In viaggio a volte Tutto si riduce al saper afferrare l’attimo e questa è una faccenda personale . Puoi essere solo o con qualcuno, per certi versi ha poca importanza , il tuo viaggio non sarà mai il suo.

Spesso ti ritrovi in luoghi o situazioni che ti fanno pensare che forse hai vissuto fino ad a quel momento per esseri proprio li , in quel preciso istante, in quel ritaglio di spazio e di tempo. Oppure in luoghi sconosciuti ti coglie un’indicibile malinconia come se quel momento facesse già parte di te, del tuo vissuto ed è come se ritornassi “a casa”. Allucinante.

Nei momenti migliori ti senti curioso, paziente, coraggioso, appassionato, in quelli peggiori stanco, sconfortato, vedi solo la follia del mondo, della gente e pensi che sia tutta una colossale errore o una bugia .

C’erano giorni in cui mi sentivo totalmente assorbita dalle cose che vedevo e cercavo nella testa le parole giuste per descriverle, ma c’erano anche giorni in cui perdevo la consapevolezza di me, del viaggio , non pensavo a niente o almeno non pensavo a nulla che avesse un legame con le parole. Ero li e basta. Lasciavo lo sguardo vagare e sentivo che non c’era più nulla a separare me , la terra e il cielo ero totalmente connessa al mondo intorno a me. Una gran bella sensazione.

Non di rado mi capitava di osservare le città dall’alto dall’abitacolo di un aereo o dalla cima di una montagna. Osservavo quelle minuscole sagome che erano case o auto, quante cose…così tanta vita affaccendata nell’impresa quotidiana di sopravvivere, lottare, gioire, soffrire e sullo sfondo  un orizzonte di cui potevi solo immaginare la fine , mi faceva crescere nel cuore una sensazione contrapposta tra tristezza e gioia, pensandoci credo sia una cosa tipo compassione-empatia.

Camminavo per le città e incrociando lo sguardo di sconosciuti con volti così diversi dal mio e per i pochi istanti che ti sono concessi in quel frangente, prima di continuare per la tua strada, ti guardavi con reciproca curiosità, mai con indifferenza, spesso ci scappava un sorriso o un saluto e questa per me si traduceva in una sensazione buffa e confortante.

Soprattutto mi dava conforto stare in mezzo alla Natura, quella tranquilla ma anche quella più estrema.

Ho sempre amato e ricercato la Natura in modo ossessivo, come se nei
tramonti, nel cielo e nelle nuvole cercassi quell’assoluto che gli umani non possono
darmi, sempre ostinatamente alla ricerca di qualcosa, come se la vita da sola non
bastasse.

Ponendomi in quest’ottica tutto  mi appariva come un atto creativo.La creatività diventava la costante di ogni giorno, quella cosa che ti faceva alzare la mattina e pensare che non sei dentro alla routine, che in ogni momento della giornata puoi inventare e sperimentare sempre qualcosa di nuovo. E’ un bel modo di stare nel mondo, un modo che ti fa sentire in maniera diversa dagli altri.

Questa è la spinta che cercavo, la spinta che ci porta a cambiare.

Per evolvere devi essere disposto a lasciare qualcosa lungo il tuo percorso e ci riesce più facilmente chi per codice genetico o per abitudine è abituato a lavorare sulla “frontiera”, sul fatto che c’è sempre qualcosa di là per cui vale la pena di muoversi e avventurarsi, di andare a vedere .

In conclusione 273 giorni così intensi da valere una vita intera.
Sarò sempre pronta a ripartire, qualunque sia la destinazione, con o senza una meta o uno scopo preciso, poco importa, quello poi arriva sempre da sé.

Nel mentre mi preparo alla prossima avventura..

Susi

 

 

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